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    7/17/2008

    Narciso e Boccadoro

     
    La crepitante erba d'autunno offriva un sedile asciutto e l'occhio dominava tutta l'ampia valle e di là
    dal fiume le colline e le montagne, catene dietro catene, fin dove cielo e monti si incontravano in un
    gioco di luci azzurrognole e non si distinguevano più. Tutto questo vasto paese, più oltre ancora di
    dove l'occhio potesse giungere, egli l'aveva percorso a piedi; tutte queste regioni, che ormai si
    perdevano nella lontananza e nel ricordo, erano state un giorno vicine e presenti. In quei boschi egli
    aveva dormito cento volte, mangiato mirtilli, patito la fame e il freddo; su quelle creste di montagne e
    strisce di landa aveva camminato, pieno e triste, fresco di forze e stanco. In qualche punto di quella
    lontananza, oltre l'orizzonte, giacevano le ossa bruciate della buona Lena, altrove continuava forse la
    sua marcia vagabonda il compagno Roberto, se non l'aveva colto la peste; in qualche luogo laggiù giaceva l'ucciso Vittore, in qualche altro luogo, lontano e incantato, il convento della sua adolescenza; da una parte sorgeva il castello del cavaliere dalle belle figliole, dall'altra parte correva misera e
    inseguita la povera Rebecca, o era perita. Tutti questi luoghi dispersi, lande e boschi, città e
    villaggi, castelli e conventi, tutte queste persone, vive o morte che fossero, esistevano dentro di lui,
    unite fra loro, nel suo ricordo, nel suo amore, nel suo pentimento, nella sua nostalgia. E se il giorno
    dopo la morte avesse colto anche lui, tutto questo si sarebbe di nuovo disperso, dileguato, tutto il suo
    libro di figure, così pieno di donne e di amore, di mattini estivi e di notti invernali! Oh, doveva
    affrettarsi ancora a fare qualcosa, a creare ed a lasciare dietro di sè qualcosa che gli sopravvivesse.
    Di tutta la sua vita, delle sue peregrinazioni, di tutti gli anni trascorsi dal giorno in cui si era
    lanciato nel mondo, poco frutto era rimasto. Eran rimaste quelle due o tre figure, da lui foggiate una
    volta nell'officina, specialmente l'apostolo Giovanni, e poi quel libro di immagini, quel mondo irreale
    che viveva nella sua mente, il mondo bello e doloroso dei ricordi. Sarebbe riuscito a salvare qualcosa
    di questo mondo intimo e a tradurlo nell'esterno? O avrebbe continuato sempre ad andare così: sempre
    nuove città, nuovi paesi, nuove donne, nuove vicende, nuove immagini, l'una sopra l'altra, di cui non
    portava con sè che questa inquieta, traboccante pienezza del cuore, tanto bella quanto tormentosa?
    Era una cosa terribile esser burlati così dalla vita, c'era da riderne o da piangerne! O si viveva
    lasciando giocare i propri sensi, succhiando perdutamente al petto dell'antica madre Eva, e allora si
    gustavano bensì piaceri sublimi, ma nulla si salvava dalla caducità; si era allora come un fungo nel
    bosco, oggi rigoglioso e di colori vivaci e domani marcito. Oppure si cercava di difendersi, ci si
    chiudeva nell'officina e ci si sforzava di costruire un monumento alla vita fugace: e allora bisognava
    rinunciare alla vita, allora non si era più che strumenti, allora si serviva bensì l'immortalità, ma
    intanto ci si inaridiva e si perdeva la libertà, la pienezza, la gioia della vita. Così era avvenuto a
    maestro Nicola. Ah, eppure tutta questa vita aveva un senso soltanto se l'uno e l'altro scopo si
    potevano raggiungere, se non c'era questa scissione provocata da un arido aut aut! Creare, ma non a
    prezzo della vita! Vivere, ma senza rinunciare alla nobiltà della creazione! Non era dunque possibile?
    Forse c'erano uomini a cui era possibile. Forse c'erano mariti e padri di famiglia che serbando la
    fedeltà non perdevano il piacere dei sensi? Forse c'erano sedentari, a cui la mancanza di libertà e di
    pericolo non facevano inaridire il cuore? Forse. Egli non ne aveva visti ancora.
    5/9/2008

    EROI

     
    Volevo rendere finalmente omaggio a questo pezzo del mitico Kirk che conservo ancora dopo tempo immemorabile.
     
    Termopili 480 a.C.
     
    <<
    L'alba risplende fulgida sui volti resi pietra dalla fatica, sul bronzo che non le restituisce il sorriso perchè lordo di morte, sulla stretta gola in cui sono erette mura di cadaveri, e scaccia la notte che è stata latrice dell'infame messaggio: tradimento.
    Un'altra volta l'oro ha esercitato la sua maligna influenza corrompendo l'anima di un debole, connandandone altre all'eternità.
    Centinaia di migliaia contro poche migliaia non era un bilancio ancora sufficente perchè gli dei fossero paghi.
    La sconfitta assume i netti contorni della certezza; ma non ad un altro inutile massacro quel giorno è destinato a divenire, ma ad essere dipinto con i colori dell'immortalità ed appeso nelle splendenti sale della memoria imperitura.
    La decisione è presa, non già chi resta, ma chi si affretta sulla via della salvezza versa lacrime di rimpianto.
    300 rimangono ad innalzare un muro di bronzo e determinazione innanzi al dilagare del nemico innumerabile, per permettere alla libertà di continuare a governare la loro patria.
    300 che la volontà ha forgiato rendendoli più implacabili delle lance che impugnano, più solidi del rovere degli scudi.
    Ormai il sole ha diradato la foschia, il nemico è già ammassato e pronto a travolgere.
    La linea greca avanza compatta, 300 statue di Ares terribili nelle loro armature lorde di sangue.
    Ma non gli scudi possenti, nè le lance affilate impressionano il nemico, ma gli occhi.
    Celati ditro l'elmo, braci ardenti di coraggio, non tradiscono paura ma rivelano la determinazione, sconosciuta a qualsiasi mercenario, di coloro che combattono per qualcosa che trascende se stessi e si eleva al di là delle loro vite.
    Il combattimento infuria e persino gli dei assisi negli alti scranni interrompono i loro banchetti per osservare
    una prova di valore quale mai così fulgida fu data.
    Uno ad uno caddero, ma ognuno di essi condusse a Caronte decine di anime.
    Uno ad uno caddero, e mentre la battaglia volgeva verso l'inevitabile risoluzione, coniarono con il loro scrificio una parola:
    EROI!!!
    K
    >>
    1/25/2008

    Molti meriti, molti errori...

     
    Da La Repubblica di oggi 25/01/08
     
    L'EDITORIALE

    Stavolta è finita sul serio. Il "guerriero", come l'ha orgogliosamente ribattezzato Diliberto, si è arreso. Triste destino, quello di Romano Prodi. L'unico leader politico di centrosinistra che riesce a vincere contro Silvio Berlusconi per ben due volte, ma per una ragione o per l'altra non riesce a governare per più di 600 giorni. Il Professore ha combattuto fino all'ultimo, ridando uno straccio di orgoglio e un briciolo di dignità a quel pezzo di coalizione che l'ha sostenuto fino all'ultimo. Ma al Senato, il suo vero Vietnam, nulla ha potuto contro il "fuoco amico" dei proto-comunisti alla Turigliatto, dei soliti trasformisti alla Mastella, degli pseudo liberisti alla Dini.

    Romano si è fermato a Ceppaloni. Si compie così il destino di un governo che ha finito per pagare un prezzo di immagine e di credibilità molto più alto dei suoi effettivi demeriti. Il risanamento dei conti pubblici in appena un anno e mezzo è un risultato vero, che già di per sé basterebbe a considerare tutt'altro che inutile la pur breve e rissosa stagione del "prodismo da combattimento".

    Certo, Prodi ha commesso molti errori. Se dopo il voto della primavera 2006 avesse accettato l'idea di non aver stravinto una tornata elettorale sostanzialmente pareggiata, e avesse lasciato all'opposizione la presidenza di almeno un ramo del Parlamento, oggi forse racconteremmo un'altra storia. Se avesse saputo mettere in riga giganti e nanetti dell'Unione in conflitto permanente effettivo con la stessa grinta sfoderato in questi ultimi tre giorni di crisi, oggi forse non sarebbe caduto per mano dei suoi stessi alleati.

    Se avesse compreso fino in fondo la strumentale irriducibilità della scelta ribaltonista consumata dalle truppe mastellate e dal manipolo diniano, oggi forse ci avrebbe risparmiato lo spettacolo, indecente per gli eletti e umiliante per gli elettori, di un Palazzo Madama trasformato in osteria, tra insulti, sputi e bocce di spumante.

    Ma l'uomo è così. Alla fine ha prevalso la linea del "meglio perdere che perdersi". Meglio affrontare la sconfitta a viso aperto, offrendo in pasto al Paese il nome e il cognome dei congiurati che uccidono il governo, e degli sciagurati che hanno reso ingovernabile l'Italia, architettando alla fine della scorsa legislatura una riforma elettorale vergognosa che proprio ieri ha prodotto l'ultimo, insostenibile corto-circuito: la fiducia alla Camera, la sfiducia al Senato. Ora che il ciclo di Prodi è finito, quello che comincia è un'avventura in una terra incognita. È quella che Giulio Tremonti definisce la "crisi perfetta", quella dove nessuno controlla niente, e nessuno capisce come se ne possa uscire.

    Sul terreno politico-istituzionale restano solo macerie. Per il Professore un reincarico è impensabile. Per un governo tecnico-istituzionale alla Marini i margini sono strettissimi. Per il centrosinistra non si vedono sbocchi unitari: la Cosa Rossa di Bertinotti e company riconquista l'allegra e irresponsabile adolescenza del non-governo e delle mani libere, il Pd di Veltroni sostiene il costo più alto precipitando nel baratro del governo, e rischiando di veder trasformata la sua legittima "vocazione maggioritaria" in una traversata nel deserto incerta e solitaria.

    Per il centrodestra, in mille pezzi solo fino a due settimane fa, quando le mura della Casa delle libertà erano crollate sotto i colpi di piccone della "rivoluzione del predellino" del Cavaliere, si rivede invece un orizzonte unitario. E soprattutto si riapre la strada per Palazzo Chigi. Sarà difficile se non impossibile, perfino per il presidente Napolitano, fermare la "macchina da guerra" berlusconiana, che l'uomo di Arcore vuole lanciata a folle corsa verso il voto anticipato. Con tanti saluti alla crisi dei salari, al tracollo dei mercati, al referendum di Segni e Guzzetta. Sta per cominciare, temiamo, tutto un altro film. Berlusconi Tre. La vendetta. O l'eterno ritorno. Con la stessa legge elettorale, la "porcata" di Calderoli, che ha massacrato il sistema repubblicano. Con un'altra armata Brancaleone, che andrà dal neo-fascista Tilgher al catto-populista Mastella, incrociando l'eversore padano Bossi e forse lo stesso "traditore" toscano Dini. Con l'ennesima accozzaglia di mezzi partitoni e di micro-partitini che, per garantirsi la sopravvivenza, non esitano a tenere in ostaggio un'intera nazione. Povera Italia. Meritava di più.

    di MASSIMO GIANNINI

    1/16/2008

    Nuovo dizionario della lingua italiana

     
    ABBECEDARIO - Espressione di sollievo di chi si è accorto che c'è anche Dario
    ADDENDO - Urlo della folla quando a Nairobi stai per pestare una merda
    ALUNNO - Esclamazione sfuggita a Papa Leone all'apparire di Attila
    APPENDICITE - Attaccapanni per scimmie
    ASSILLO - Scuola materna sarda
    AUTOCLAVE - Armi automatiche dell'età della pietra
    BALESTRA - Sala ginnica per gente di colore
    CALABRONE - Grosso abitante di Cosenza
    CERVINO - Domanda dei clienti all'oste romano
    CIAMBELLANO - Colei che ha il piu bel buco di culo del reame
    CONCLAVE - Riunione di cardinali violenti e trogloditi
    COREOGRAFO - Studioso delle mappe della Corea
    DISSENTERIA - Attitudine a dir sempre di no
    DOPING - Pratica anglosassone del rimandare a piu tardi
    ECCEDENTE - Frase di un dentista latino dopo un'estrazione
    EQUIDISTANTI - Cavalli in lontananza
    EQUINOZIO - Cavallo che non lavora
    FAHRENHEIT - Tirare tardi la sera
    LATITANTI - Poligoni con moltissime facce
    MARRON GLACES - Testicoli sotto zero
    MELODIA - Preghiera di una vergine
    MESSA IN PIEGA - Funzione religiosa eseguita da un prete in curva
    PARTITI - Movimenti politici che nonostante il nome sono ancora qui
    PIUMONE - Richieste di sporcaccioni veneti mai sazi di sesso
    RAZZISMO - Scienza che studia i propulsori a reazione
    REDUCE - Sovrano con tendenze di estrema destra
    SALAME - Tipo di figura che il maiale non vorrebbe mai fare
    SCIMUNITO - Attrezzato per gli sport invernali
    STRAFOTTENTE - Dicesi di persona di grandi qualità amatorie
    ZONA DISCO - Parcheggio per gli UFO
     
    12/21/2007

    ...un minuto, un anno...

     
    Tempo di vacanze, di pulizie, di auguri. Di ricordi.
    Due calendari affiancati sulla mia scrivania... ne rimarrà soltanto uno.
    L'altro finirà nel cassetto delle pagine scritte, altre 365.
    Ma il passaggio di consegne è sempre un rito... ancora un minuto, per ripercorrere l'anno che volge al termine.
    Torno così a gennaio 2007, iniziato in maniera insolita e divertente, con pochi amici... via via scorrono i giorni , le settimane...
    Le cose che si sono avverate, che sono accadute veramente, sono segnate a penna. I progetti, appuntamenti, viaggi, saltati o non realizzati sono ancora in lapis. Guardo le note, gli impegni, le strade che un tempo dovevano delinearsi, piene di speranze, di aspettative; rivedo quelli che sono stati i punti di partenza, le svolte, le attese, e mi piace ripensare adesso a dove mi hanno portato, alle sensazioni ed esperienze che mi hanno fatto vivere.
    Sorrido guardando quei nomi che non volevano dire niente, e adesso riempiono gran parte dei miei pensieri, che sono diventati parte della mia quotidianità... 30 gennaio - nuvole ore 20, 10 marzo - esame patente A, era un sabato mattina di sole. 28 marzo - compleanno Luisa, 6 aprile - primo giro in moto. E poi giugno, luglio, mesi intensissimi... torno a maggio... mancano note riguardo al mio compleanno; non ci crede nessuno che non me lo ricordo mai... come ho festeggiato? Sì! Pizzeria Verdeazzurra.
    Torno a scorrere le pagine... concerto di Renato Zero, Londra, Riotorto, Casentino, Concerto di Morricone, Val di Merse, Baratti, Fiume Farma, Dolomiti... Agosto, matrimonio di Antonio e Agnese (bellissimo foto e karaoke!), Sicilia, Roma.
    Finisce l'estate e con essa il periodo più intenso dell'anno... odio il freddo, il buio e l'inverno, mi toglie la voglia di fare, di uscire... me ne starei sempre a dormire al calduccio per svegliarmi in primavera! ...settembre, ottobre, feste di bambini, kung fu..e poi novembre, dicembre, Monaco, ancora feste; adesso i ricordi sono più vividi, recenti, alcune cose sono ancora scritte a lapis: Roma, Milano, Perugia, Saturnia.
    Leggo le ultime cose scritte a penna: 15 dicembre - festa di laurea di Sabrina, 16 dicembre - compleanno mamma.
    Sorrido.
    Buon 2008

    Ancora... non lo so

     
    e ora che sono qui,
    ... e guardo il mondo da lontano
    vedo la gente che ride che scherza,
    non è mai diversa la storia di ognuno di noi
    e se anche adesso ci sei tu, che
     ...mi guardi e stringi la mia mano,
    cerchi di scuotermi il cuore la mente,
    non conta più niente la storia di ognuno di noi

    ancora non lo so
    se rinunciare ad un brivido, meglio di no
    meglio guardare avanti e rimanere indietro
    che lasciarsi andare e non osare più

    quando mi dici apri gli occhi,
    stai cercando una vita che stai già vivendo
    ricordo tutti quei giorni e le notti perdute
    ad osservare il cielo

    ma io non ci sto più
    quello che cerco continua ad essere più su
    meglio lasciarsi portare dal vento,
    vivere ogni momento, ogni istante
    soltanto per noi

    e se ho un pensiero preciso, è perchè sono deciso
    ma se guardo i tuoi occhi ed accarezzo il tuo viso
    vedo tutti i paesi del mondo può bastare un secondo,
    per dimenticare un sogno

    ancora non lo so
    se rinunciare ad un brivido, meglio di no
    meglio lasciarsi portare dal vento,
    vivere ogni momento, ogni istante
    soltanto per noi
    ancora non lo so
    se rinunciare ad un brivido meglio di no
    dietro a ogni cuore di ghiaccio che pian piano si scioglie
    c'è una scia di lacrime
    12/20/2007

    Evoluzione...

     
    ere
    12/19/2007

    Vini doc!!

     
    Continuando con le vignette... EST EST EST!!
     
    vino
    12/18/2007

    Il carattere delle donne

     

    Grazie a Filippo per questa mitica vignetta!! 

    carattere_donne

    12/12/2007

    Paella Olimpo

     
    Mi sembrava giusto rendere omaggio a questa ricetta, vanto assoluto del glorioso Ristorante Olimpo (qui...si mangia da Dei)!
     
    Ingredienti (per 10 persone)
    - 1.0 kg di pollo
    - 0.5 gr di carne magra di maiale
    - 4 salsicce
    - 1 kg di cozze
    - 0.5 kg di scampi con guscio
    - 0.5 kg di totani
    - 2 cipolle
    - 5 spicchi di aglio
    - 6 pomodori
    - 2 peperoni
    - 200 gr di cuori di carciofi
    - 100 gr di piselli
    - olio di oliva (a volontà)
    - sale
    - pepe
    - 2 bicchieri di vino bianco
    - 1kg di riso per risotti
    - 3 bustine di zafferano
    - brodo
    - 150 gr di olive nere

    Pulite il pollo e dividetelo in piccoli pezzi, tagliate la carne di maiale a tocchettini e le salsicce a rondelle.
    Lavate molto bene le cozze. Sgusciate le code di scampi.
    Sbucciate le cipolle e l'aglio, quindi tritate finemente.
    Scottate i pomodori in acqua bollente, pelateli, dimezzateli, liberateli dai semi e tagliateli a pezzettini.
    Lavate il peperone, tagliatelo a metà nel senso della lunghezza e ricavatene tante listarelle.
    Scolate i cuori di carciofo dall'acqua di conserva e fateli scocciolare.
     
    Fate soffriggere in una grande casseruola la salsiccia.
    Aggiungete l'aglio tritato e mescolando sempre, fatelo imbiondire.
    Togliete la salsiccia dal fuoco e versate l'olio, facendolo riscaldare bene.
     
    Salate e pepate i pezzi di pollo, buttateli nell'olio bollente per circa 10 minuti, quindi aggiungete le cipolle
    lasciandole dorare per altri 3 minuti ed incorporatevi la carne di maiale.
    Fate insaporire quindi aggiungete i pomodori e i peperoni.
     
    Salate, pepate e fate cuocere l'insieme per circa mezz'ora con il recipiente coperto e a fuoco moderato.
    Togliete i pezzi di pollo dal recipiente e metteteli da parte.
     
    Mettete in 3 casseruole diverse le cozze e gli scampi e i totani, coprite con metà del vino bianco.
    Pepate e lasciate cuocere per circa 10 minuti a fuoco moderato.
     
    Buttate il riso nella casseruola contenete la carne di maiale. Aggiungete il brodo bollente e lo zafferano.
    Mescolate bene.
     
    Salate e pepate un'altra volta, adagiate sul riso i pezzi di pollo, le fette di salsiccia, le cozze, le code di
    scampi, i totani, i cuori di carciofo ed i piselli.
    Continuate la cottura per circa mezz'ora finchè il riso non è ben cotto.
    A cottura terminata distribuite anche le olive nere e servite in tavola nello stesso recipiente di cottura ben caldo.

     

    Macedonia Olimpo

     
    Ecco qualche consiglio per fare una macedonia un po' diversa:
     
    - Pompelmo rosa (è fondamentale non solo sbucciarlo ma anche togliere la buccia interna bianca da ogni spicchio, in modo che rimanga soltanto la polpa rosa)
    - Ananas
    - Kiwi
    - Melograno
    - Prugne secche
    - Uvetta
     
    Non è necessario aggiungere zucchero perchè la frutta di per sè è già dolce e le prugne secche e l'uvetta contribuiscono a rendere tutto ancora più dolce.
    In più non c'è da preoccuparsi che la frutta diventi nera perchè usando tutti frutti acidi questo non succede (succede appena un pochino con l'ananas ma niente di grave!)
    Buon appetito!
    12/5/2007

    La pioggia nel pineto

     
    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove sui pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t'illuse, che oggi m'illude,
    o Ermione.
     
    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitio che dura
    e varia nell'aria secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    né il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancora, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immensi
    noi siam nello spirito
    silvestre,
    d'arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.
     
    Ascolta, Ascolta. L'accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall'umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s'allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s'ode su tutta la fronda
    crosciare
    l'argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell'aria
    è muta: ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell'ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.
     
    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le palpebre gli occhi
    son come polle tra l'erbe,
    i denti negli alveoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i melleoli
    c'intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m'illuse, che oggi t'illude,
    o Ermione.
     
    [G. D'Annunzio] 
     
     

    ...Pensieri...

     
    La felicità è qualcosa di meraviglioso: più ne dai e più te ne rimane.
    [Pascal]
    11/21/2007

    ...Pensieri...

     
    Piangi, medita e vivi. Un dì lontano, quando sarai del tuo futuro in vetta, questo fiero uragano ti parrà nuvoletta.
    [Arrigo Boito]
    11/19/2007

    Paradiso e Inferno

     
    Un giorno un monaco ebbe occasione di conversare con Dio.
    Dio disse: "Vieni, ti mostrerò l'inferno"
    Entrarono in una stanza in cui un gruppo di persone sedeva attorno a una grande pentola di stufato, ma tutti erano denutriti, disperati e affamati.
    Ognuno teneva in mano un cucchiaio che raggiungeva la pentola, ma il cucchiaio aveva un manico talmente lungo che non poteva essere usato per portare lo stufato alla bocca. La sofferenza era terribile.
     
    "Vieni, adesso ti faccio vedere il paradiso" - disse Dio
     
    Dopo un pò entrarono in un'altra stanza, identica alla prima: la pentola di stufato, il gruppo di persone, gli stessi cucchiai dal manico lungo.
    Solo che qui tutti ridevano e parlavano, oltre che essere ben nutriti e paffuti.
    "Non capisco - disse l'uomo - Perchè qui sono tutti felici se nell'altra stanza erano disperati e tutto era uguale?"

    Dio sorrise: "E' semplice, hanno imparato a nutrirsi l'un l'altro."
     
     

    Cercami

     
    Cercami, come e quando e dove vuoi
    cercami, è più facile che mai
    cercami, non soltanto nel bisogno
    tu cercami, con la volontà e l'impegno, rinventami.
    Se mi vuoi allora cercami di più
    tornerò solo se ritorni tu
    sono stato invadente, eccessivo lo so
    il pagliaccio di sempre, anche quello era amore però.
     
    Questa vita ci ha puniti già
    troppe quelle verità che ci son rimaste dentro.
    Oggi che fatica che si fa
    come è finta l'allegria, quanto amaro disincanto.
     
    Io sono qui, insultami feriscimi
    sono così, tu prendimi o cancellami
    adesso sì tu mi dirai che uomo mai ti aspetti

    Io mi berrò l'insicurezza che mi dai
    l'anima mai farò tacere pure lei
    se mai vivrò di questa clandestinità
    per sempre.
     
    Fidati, che hanno un peso gli anni miei
    fidati, e sorprese non ne avrai
    sono quello che vedi io pretese non ho
    se davvero mi credi di cercarmi non smettere no.

    Questa vita ci ha puniti già
    l'insoddisfazione qua c'ha raggiunti facilmente
    così poco abili anche noi a non dubitare mai
    di una libertà indecente.

    Io sono qui ti seguirò ti basterò
    non resterò una riserva questo no
    dopo di che quale altra alternativa può salvarci.

    Io resto qui mettendo a rischio i giorni miei
    scomodo sì perché non so tacere mai
    adesso sai senza un movente non vivrei
    comunque.

    Cercami, cercami, non smettere.
    [Renato Zero]
    11/14/2007

    ...Notizia del giorno...

     
    Dopo i fatti di domenica scorsa, gli Hooligans hanno chiesto il rimborso dei biglietti per la partita Roma-Manchester del 12 dicembre:
    "Non si sentono sicuri"
    11/12/2007

    La Sentinella

     
    Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
    Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
    Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
    E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
    Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame.
    [Fredrick Brown]
    11/9/2007

    ...Storie zen...

     
    Due monaci erano in viaggio attraverso il bosco; ad un certo punto si trovano davanti ad un guado dove scorgono una ragazza in difficoltà..
    Il più anziano dei due senza dire una parola la prende in braccio e la porta al di là del fiume, sotto lo sguardo stupito del giovane.
    Arrivati dall'altra parte i due salutano la ragazza e proseguono il loro cammino in silenzio.
    La sera, arrivati al monastero, il più giovane dice:
    "Maestro, riguardo a quello che è successo oggi, devo ricordarvi che i monaci come noi non dovrebbero avere contatti con le donne!"
    "Io quella ragazza l'ho lasciata sulla sponda del fiume" Risponde il maestro
    "Tu la porti insieme a te ancora adesso".

    ...Pensieri...

     
      Non arrenderti mai, perchè quando pensi che sia tutto finito, è proprio allora che tutto ha inizio. [JM]